Archivi categoria: consapevolezza

Chi vuol essere genitore?

Nessuno nasce col dna di un genitore, menché con quello di un buon genitore. Nessuno è pronto per questa trasformazione, neanche Zorba il Gatto, protagonista della favola narrata da Pablo Neruda si era mai immaginato quanto potesse essere difficile!
Gli errori che si possono commettere sono infiniti e le loro conseguenze si possono manifestare tardi, troppo tardi per poter cambiare qualcosa.

Questo incontro vuol essere il primo di una serie e che serva tanto da guida quanto da “zona protetta” dove poter provare e sbagliare all’occorrenza, ma senza conseguenze che si trascineranno per mesi o anni e l’opportunità di capire qualcosa del mestiere più difficile e bello del mondo: essere un genitore.
Prenota il tuo posto ora

Il tesoro di fata arcobaleno

Fiori rosa di camelia mi accompagnano nel ruolo della fata arcobaleno per questo incipit. Ci siamo: il grande gioco per la nostra famiglia ha inizio. Mi sono vestita da fata arcobaleno per lanciare una sfida, riportare l’unione dei colori dell’arcobaleno, per ridare al mondo la propria bellezza.

Mi accompagnano favole, musiche e pergamene antiche che richiamano il maschile e il femminile archetipico.

Siamo partiti ieri, con il grande gioco, per il cammino meditativo e spirituale di primavera della nostra famiglia: 5 giorni per scoprire una spiritualità profonda, che va aldilà delle singole tradizioni religiose. Cinque giorni per riunire la nostra famiglia nell’amore e nella fiducia. Diverse tradizioni che coesistono per arrivare al medesimo obiettivo: la crescita di se stessi, l’innalzamento delle potenzialità individuali e del gruppo, la scoperta delle bellezze che accomunano e la meraviglia della vita. Cinque giorni per riunirci nonostante per ragioni pratiche abbiamo vissuto spezzati, nonostante molte persone per le loro paure ci hanno criticato ed umiliato, nonostante alcuni ci hanno rifiutato per l’handicap. Nonostante tutto, vogliamo integrare l’handicap e la malattia che è presente nella nostra famiglia in una visione sistemica, olistica. La malattia rappresenta un messaggio, una direzione da seguire, per riscoprire la bellezza e per vivere appieno la vita e vogliamo che non rappresenti un problema, bensì una grande risorsa umana verso un cammino di felicità.

Genitori si diventa

Sembra una frase fatta, ma è quello che succede quando arriva un figlio.

Eppure nessuno ti prepara a quello che avverrà.
Sembra facile: abbiamo l’esperienza dei nostri genitori, sembra ovvio che andrà esattamente come è andata loro.

E invece non è così e, a pensarci bene, non può funzionare proprio. I nostri genitori si sono formati grazie all’esperienza dei loro genitori e quindi il processo ha avuto origine non meno di due generazioni prima grazie all’apporto di bisnonni che, se si trovassero di fronte alla nostra realtà dove tutto cambia nel giro di sei mesi rischierebbero di impazzire.

Il progetto “Genitori si Diventa” si propone di proteggere le famiglie e di fornire ai neo genitori gli strumenti essenziali per sopravvivere e, anzi, prosperare in un mondo che vorrebbe un futuro senza figli.
Non è impossibile e anche col tuo aiuto possiamo farcela.

Segui il link e vota per noi.

 

Teatro e consapevolezza: quale relazione?

Il teatro può sviluppare una maggiore consapevolezza di sé?

Come si può sviluppare la propria consapevolezza? Come riusciamo ad accedere a quelle risorse interiori che ognuno di noi ha? Come si può effettuare un percorso di crescita personale connettendosi alla propria essenza?

In questa serie di articoli vi mostrerò 7 metodi efficaci per riuscire a connettervi con il vostro più profondo io.

Oggi parleremo del teatro e di come può essere un valido strumento di consapevolezza.

Molti di voi conosceranno il teatro e saranno andati a diversi spettacoli. Tuttavia probabilmente non avranno prestato attenzione a ciò che seguirà.

Seguitemi ed entriamo insieme nella biglietteria.

Paghiamo il biglietto, qualche passo ed eccoci nella sala. E’ ancora illuminata: davanti a noi le gradinate con le poltrone. Prendiamo alcuni posti. Vicino a noi altre persone.

Osserviamo.

Già dall’entrata possiamo capire molte aspetti su di noi e sugli altri. Hai immaginato dove ti sei seduto? E dove si sono seduti gli altri? Come è fatta la sala? Quali le sensazioni? Quali gli odori?

Ci sediamo. Uno sguardo al cellulare, qualche parola e poi le luci si spengono.

Il sipario si apre.

Gli attori iniziano la scena.

Siamo noi e loro.

Per tutta la durata dello spettacolo sospendiamo l’incredulità.

E i testi e le frasi celebri riecheggiano nelle nostre menti: da Sofocle a Shakespeare, da Pirandello a Beckett, dalla commedia dell’arte al teatro napoletano.

Parole e personaggi che raccontano una storia, la loro storia, ma in qualche modo anche la storia di ognuno di noi.

“Essere, o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire… nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali di cui è erede la carne: è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare.” Amleto Shakespeare

“Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita.”

Eduardo De Filippo

A volte maschere, a volte personaggi più o meno credibili, a volte animali. Ogni personaggio, ogni storia è in qualche modo collegato con noi.

Ascoltiamoci.

Il nostro respiro. E’ veloce? Lento? Regolare? Asincrono? E noi come stiamo? I nostri piedi? Le nostre mani?

E adesso mettiamoci per un momento all’altra parte: noi attori in quel palcoscenico.

Di nuovo le luci si spengono, le voci si fanno flebili. Il silenzio. Solo noi illuminati dai faretti. Il pubblico ci guarda. Iniziamo la nostra parte.

Come ci sentiamo?

Quali le nostre emozioni?

Quali sensazioni abbiamo? Le nostre mani come sono? E i nostri piedi? Le gambe, le braccia e tutto il nostro corpo?

La voce com’è? E la gola?

Il respiro?

Di nuovo ci ascoltiamo, senza giudizio.

Per fare pratica di visualizzazione commentate questo articolo. Come vi siete sentiti quando andate a teatro? E a mettervi nei panni dell’attore? Sul palcoscenico?