Teatro e consapevolezza: quale relazione?

Il teatro può sviluppare una maggiore consapevolezza di sé?

Come si può sviluppare la propria consapevolezza? Come riusciamo ad accedere a quelle risorse interiori che ognuno di noi ha? Come si può effettuare un percorso di crescita personale connettendosi alla propria essenza?

In questa serie di articoli vi mostrerò 7 metodi efficaci per riuscire a connettervi con il vostro più profondo io.

Oggi parleremo del teatro e di come può essere un valido strumento di consapevolezza.

Molti di voi conosceranno il teatro e saranno andati a diversi spettacoli. Tuttavia probabilmente non avranno prestato attenzione a ciò che seguirà.

Seguitemi ed entriamo insieme nella biglietteria.

Paghiamo il biglietto, qualche passo ed eccoci nella sala. E’ ancora illuminata: davanti a noi le gradinate con le poltrone. Prendiamo alcuni posti. Vicino a noi altre persone.

Osserviamo.

Già dall’entrata possiamo capire molte aspetti su di noi e sugli altri. Hai immaginato dove ti sei seduto? E dove si sono seduti gli altri? Come è fatta la sala? Quali le sensazioni? Quali gli odori?

Ci sediamo. Uno sguardo al cellulare, qualche parola e poi le luci si spengono.

Il sipario si apre.

Gli attori iniziano la scena.

Siamo noi e loro.

Per tutta la durata dello spettacolo sospendiamo l’incredulità.

E i testi e le frasi celebri riecheggiano nelle nostre menti: da Sofocle a Shakespeare, da Pirandello a Beckett, dalla commedia dell’arte al teatro napoletano.

Parole e personaggi che raccontano una storia, la loro storia, ma in qualche modo anche la storia di ognuno di noi.

“Essere, o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire… nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali di cui è erede la carne: è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare.” Amleto Shakespeare

“Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita.”

Eduardo De Filippo

A volte maschere, a volte personaggi più o meno credibili, a volte animali. Ogni personaggio, ogni storia è in qualche modo collegato con noi.

Ascoltiamoci.

Il nostro respiro. E’ veloce? Lento? Regolare? Asincrono? E noi come stiamo? I nostri piedi? Le nostre mani?

E adesso mettiamoci per un momento all’altra parte: noi attori in quel palcoscenico.

Di nuovo le luci si spengono, le voci si fanno flebili. Il silenzio. Solo noi illuminati dai faretti. Il pubblico ci guarda. Iniziamo la nostra parte.

Come ci sentiamo?

Quali le nostre emozioni?

Quali sensazioni abbiamo? Le nostre mani come sono? E i nostri piedi? Le gambe, le braccia e tutto il nostro corpo?

La voce com’è? E la gola?

Il respiro?

Di nuovo ci ascoltiamo, senza giudizio.

Per fare pratica di visualizzazione commentate questo articolo. Come vi siete sentiti quando andate a teatro? E a mettervi nei panni dell’attore? Sul palcoscenico?

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